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Rendicontazione Ambientale22 Ago 2026 · 9 min

Scope 2 location-based vs market-based: la doppia rendicontazione spiegata

Guida alla doppia rendicontazione Scope 2: differenze tra location-based e market-based, ruolo delle Garanzie d’Origine, residual mix ed errori da evitare nel calcolo.

Bruno Santini

SEO Specialist

La differenza tra Scope 2 location-based e market-based sta nel modo in cui vengono attribuite le emissioni associate all’energia acquistata. Il metodo location-based utilizza il profilo medio delle emissioni della rete elettrica nel luogo in cui avviene il consumo; il market-based considera invece gli attributi dell’energia che l’organizzazione ha acquistato attraverso strumenti contrattuali riconosciuti, come le Garanzie d’Origine.

Per questo lo stesso consumo di energia elettrica può generare due valori Scope 2 differenti senza che uno dei due sia sbagliato. I due risultati descrivono aspetti diversi: il primo rappresenta il sistema elettrico fisico nel quale opera l’azienda, il secondo le caratteristiche dell’energia associate alle sue scelte di approvvigionamento.

La distinzione riguarda specificamente lo Scope 2, cioè le emissioni indirette associate all’energia acquistata. Per inquadrarlo nel resto dell’inventario è utile partire dalla guida su inventario GHG, ISO 14064-1 e Scope 1, 2 e 3, dove sono spiegati perimetro, sorgenti e principi generali di calcolo.

Perché esistono due metodi per lo stesso Scope 2

Lo Scope 2 nasce da una particolarità: l’organizzazione consuma energia che viene fisicamente prodotta altrove. Una PMI che acquista 500.000 kWh dalla rete non possiede necessariamente l’impianto che genera quell’elettricità, ma deve comunque attribuire all’inventario le emissioni associate alla produzione dell’energia consumata.

Esistono però due modi diversi di descrivere quella relazione. Da una parte c’è la rete fisica: l’energia viene immessa in un sistema nel quale convivono fonti fossili, rinnovabili, nucleari o altre tecnologie. Dall’altra c’è il mercato dell’energia, nel quale l’impresa può acquistare prodotti con specifici attributi oppure utilizzare certificati che attestano l’origine di una determinata quantità di energia.

Il GHG Protocol Scope 2 Guidance distingue quindi due risultati. Nelle condizioni previste dalla Guidance, le imprese che operano in mercati nei quali sono disponibili dati o strumenti contrattuali idonei devono presentare sia il risultato location-based sia quello market-based, etichettandoli separatamente. È la cosiddetta dual reporting, o doppia rendicontazione dello Scope 2.

Il punto è importante anche nella lettura dell’inventario: i due numeri non devono essere sommati. Rappresentano due prospettive alternative sullo stesso consumo energetico.

Location-based: il mix medio della rete

Il metodo location-based considera l’intensità media delle emissioni associate alla produzione dell’energia nella rete geografica in cui avviene il consumo.

In termini semplificati, il calcolo parte da:

energia consumata × fattore medio della rete = emissioni Scope 2 location-based

Se un’impresa consuma 500.000 kWh nell’anno, il dato di attività resta quindi il consumo elettrico effettivo. Ciò che caratterizza il metodo location-based è il fattore di emissione utilizzato, che rappresenta il mix produttivo medio della rete pertinente.

Questo metodo permette di rispondere a una domanda precisa: quale intensità emissiva caratterizza il sistema elettrico da cui fisicamente dipende il consumo dell’organizzazione?

Per questo una scelta contrattuale di energia rinnovabile non modifica automaticamente il valore location-based. L’impresa continua a operare all’interno della stessa infrastruttura elettrica e il metodo rappresenta il mix medio di quella rete.

È anche il motivo per cui il valore location-based resta utile quando si confrontano siti situati in aree differenti. Due stabilimenti con lo stesso consumo di kWh possono avere emissioni location-based diverse se le rispettive reti presentano intensità emissive differenti.

Market-based: contratti e Garanzie d’Origine

Il metodo market-based cerca invece di rappresentare le emissioni associate alle caratteristiche dell’energia che l’impresa ha scelto e acquistato attraverso il mercato.

Entrano qui in gioco gli strumenti contrattuali, che devono rispettare i criteri qualitativi stabiliti dal GHG Protocol. In Europa uno degli strumenti centrali è costituito dalle Garanzie d’Origine (GO), certificati elettronici che attestano al consumatore finale che una determinata quantità di energia è stata prodotta da una specifica fonte.

Una Garanzia d’Origine non significa che gli elettroni provenienti da quello specifico impianto siano arrivati fisicamente allo stabilimento aziendale. Il sistema elettrico non permette una simile tracciabilità fisica. La GO permette invece di attribuire e trasferire l’attributo energetico relativo a una determinata produzione.

Perché questo meccanismo funzioni è fondamentale impedire che lo stesso attributo venga utilizzato contemporaneamente da più consumatori. È qui che entrano in gioco cancellazione dei certificati, criteri di qualità e residual mix.

Nel calcolo market-based la gerarchia dei dati privilegia, quando disponibili e conformi ai requisiti, informazioni specifiche legate a prodotti, fornitori o strumenti contrattuali. In assenza di tali elementi, diventa necessario utilizzare il dato più appropriato previsto dalla gerarchia del metodo.

La Scope 2 Guidance del GHG Protocol rimane il riferimento tecnico centrale per questa distinzione e per i criteri applicabili agli strumenti contrattuali.

Cos’è il residual mix e perché è importante

Il residual mix rappresenta il mix dell’elettricità i cui attributi non sono già stati rivendicati attraverso Garanzie d’Origine o altri sistemi affidabili di tracciamento. In Europa, l’Association of Issuing Bodies (AIB) pubblica annualmente i residual mix nazionali e l’European Attribute Mix; nel maggio 2026 sono stati pubblicati i dati relativi al 2025.

Il concetto risolve un problema di double counting: immaginiamo che una parte della produzione rinnovabile nazionale sia accompagnata da Garanzie d’Origine successivamente acquistate e cancellate da determinate imprese. Se un’altra organizzazione, che non possiede quei certificati, utilizzasse comunque il mix medio nazionale comprensivo della stessa energia rinnovabile per il proprio risultato market-based, l’attributo rinnovabile verrebbe di fatto conteggiato due volte.

Il residual mix corregge questo effetto: dal mix vengono sottratti gli attributi già rivendicati tramite i sistemi di certificazione, ottenendo una rappresentazione della parte di energia rimasta senza una specifica attribuzione contrattuale. AIB definisce infatti il residual mix come l’elettricità non esplicitamente tracciata tramite GO e ne evidenzia il ruolo nella prevenzione del doppio conteggio.

Per il professionista che costruisce un inventario GHG, quindi, non basta sapere quanti kWh siano stati acquistati. Bisogna capire quale fattore appartiene al metodo location-based, quale al market-based e se esistano strumenti contrattuali validi per il periodo e il mercato considerati.

Location-based e market-based: un esempio pratico

Consideriamo un’azienda che nell’anno abbia acquistato 1.000.000 kWh di energia elettrica.

Per il calcolo location-based viene utilizzato il fattore del mix medio pertinente alla rete. Se, a puro scopo esemplificativo, il fattore fosse 0,30 kg CO₂e/kWh:

1.000.000 × 0,30 = 300.000 kg CO₂e

Il risultato sarebbe quindi 300 tCO₂e Scope 2 location-based.

Supponiamo però che l’impresa disponga di strumenti contrattuali validi che coprano parte o tutto il consumo. Il calcolo market-based dovrà utilizzare i fattori associati a quegli strumenti e, per l’eventuale consumo non coperto, il fattore appropriato secondo la gerarchia prevista.

Il risultato potrebbe quindi essere:

MetodoCosa rappresentaRisultato esemplificativo
Location-basedIntensità media della rete300 tCO₂e
Market-basedAttributi dell’energia acquistata80 tCO₂e

Non si ottengono 380 tCO₂e. I due risultati devono essere mantenuti separati perché descrivono lo stesso milione di kWh secondo due criteri differenti.

È proprio qui che un foglio di calcolo manuale diventa fragile. Basta applicare il fattore del mix nazionale anche al market-based, dimenticare una GO, utilizzare il residual mix dell’anno errato oppure combinare consumi coperti e non coperti con lo stesso fattore per alterare il risultato finale.

Per la distinzione generale tra emissioni dirette, energia acquistata e catena del valore suggeriamo qui anche l’approfondimento dedicato a Scope 1, 2 e 3: differenze e come si calcolano.

Cosa chiede ISO 14064-1 e cosa chiede il GHG Protocol

Qui è necessario mantenere distinta la terminologia. Scope 1, Scope 2 e Scope 3 appartengono formalmente al GHG Protocol; la ISO 14064-1:2018, recepita in Italia come UNI EN ISO 14064-1:2019, organizza invece l’inventario in sei categorie.

L’energia importata costituisce la Categoria 2 delle emissioni indirette secondo ISO 14064-1. La norma internazionale definisce requisiti per quantificazione e rendicontazione dell’inventario organizzativo, mentre eventuali programmi GHG applicabili possono introdurre requisiti aggiuntivi.

La doppia rendicontazione location-based/market-based è quindi un requisito specificamente sviluppato dal GHG Protocol Scope 2 Guidance, non una semplice equivalenza terminologica da attribuire automaticamente alla ISO.

In un inventario che utilizza entrambi i riferimenti occorre perciò dichiarare chiaramente metodologia, fattori e criteri adottati. Il rapporto deve permettere a chi lo legge di comprendere quale dato sia location-based, quale market-based e da quali fonti derivino entrambi.

Questa distinzione evita un errore frequente: presentare un singolo numero Scope 2 senza chiarire se rappresenti il mix fisico della rete oppure le scelte contrattuali dell’organizzazione.

Dove il calcolo manuale sbaglia più spesso

Lo Scope 2 sembra semplice perché il dato iniziale è spesso uno solo: i kWh acquistati. In realtà è una delle sezioni dell’inventario nelle quali il metodo conta più del numero.

Gli errori ricorrenti riguardano soprattutto:

  • utilizzare un solo risultato quando è richiesta la doppia rendicontazione;
  • applicare lo stesso fattore a location-based e market-based;
  • considerare una normale offerta commerciale come equivalente a uno strumento contrattuale qualificato;
  • non verificare anno, mercato e copertura delle Garanzie d’Origine;
  • utilizzare il mix medio quando sarebbe necessario un residual mix;
  • sommare location-based e market-based;
  • aggiornare un fattore senza conservare versione e fonte;
  • mescolare consumi coperti da strumenti contrattuali e consumi non coperti.

Il Percorso A di EvalisDeck evita di trattare Scope 2 come un singolo campo numerico. La piattaforma conserva separatamente location-based e market-based, mantiene collegati dati di attività e fattori di emissione e inserisce entrambi i risultati nel rapporto GHG. Questa impostazione è già descritta nel nostro approfondimento dedicato all’inventario delle emissioni di gas serra.

Il vantaggio operativo emerge soprattutto negli aggiornamenti annuali. Cambiare fattore, residual mix o strumento contrattuale non dovrebbe significare ricostruire manualmente tutte le formule del foglio, né rischiare che il risultato stampato nel rapporto sia diverso da quello presente nel registro sorgenti.

Chi vuole verificare il funzionamento può utilizzare la demo guidata di EvalisDeck e aprire il Percorso A dell’azienda dimostrativa, osservando come il doppio risultato Scope 2 viene mantenuto separato all’interno dell’inventario.


FAQ su Scope 2 location-based e market-based

Qual è la differenza tra Scope 2 location-based e market-based?

Il location-based misura le emissioni utilizzando il mix medio della rete geografica, mentre il market-based considera gli attributi dell’energia acquistata tramite strumenti contrattuali idonei. Per questo lo stesso consumo può generare due risultati diversi.

Bisogna sommare Scope 2 location-based e market-based?

No. Sono due rappresentazioni alternative delle emissioni associate allo stesso consumo di energia acquistata. Quando è prevista la dual reporting, i due valori devono essere indicati separatamente e chiaramente etichettati.

Cosa sono le Garanzie d’Origine?

Le Garanzie d’Origine sono certificati che permettono di attribuire a un consumatore gli attributi relativi all’origine di una determinata quantità di energia. Nel metodo market-based devono essere utilizzate nel rispetto dei criteri previsti per gli strumenti contrattuali.

Cos’è il residual mix?

Il residual mix rappresenta il mix dell’elettricità i cui attributi non sono già stati assegnati attraverso Garanzie d’Origine o altri sistemi riconosciuti. Serve soprattutto a evitare che gli stessi attributi energetici vengano conteggiati contemporaneamente da più consumatori.

ISO 14064-1 richiede location-based e market-based?

La ISO 14064-1:2018 / UNI EN ISO 14064-1:2019 disciplina la quantificazione e rendicontazione delle emissioni indirette da energia importata, ma la struttura location-based/market-based e il relativo dual reporting sono sviluppati specificamente dal GHG Protocol Scope 2 Guidance. Se l’inventario utilizza più riferimenti, metodologia e risultati devono essere dichiarati in modo trasparente.

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