I fattori di emissione sono coefficienti utilizzati per trasformare un dato di attività in una quantità stimata di gas a effetto serra. Se un’azienda conosce i metri cubi di gas naturale consumati, i litri di carburante utilizzati, i kWh acquistati o i chilometri percorsi, il fattore permette di convertire quella quantità in kg o tonnellate di CO₂ equivalente, secondo la metodologia applicabile.
La formula può sembrare semplice, ma scegliere il fattore corretto richiede di verificare fonte, anno, geografia, unità di misura, gas compresi e metodologia. Due coefficienti riferiti apparentemente alla stessa attività possono produrre risultati diversi perché provengono da periodi, mercati o modelli differenti.
Per questo un inventario GHG non dovrebbe conservare soltanto il numero utilizzato nel calcolo: deve permettere di ricostruire da quale fonte proviene e quale edizione è stata applicata. È uno degli elementi già introdotti nella guida completa su cos’è un inventario GHG e come si costruisce secondo ISO 14064-1:2018, recepita in Italia come UNI EN ISO 14064-1:2019.
Cosa sono i fattori di emissione
Nella forma più immediata, il calcolo segue questa relazione:
dato di attività × fattore di emissione = emissioni GHG
Un dato di attività descrive ciò che è realmente avvenuto nell’organizzazione: 12.500 Smc di gas naturale consumati, 8.000 litri di gasolio acquistati, 200.000 kWh di elettricità oppure 50.000 km percorsi. Il fattore associa quella attività a una quantità di emissioni.
Il principio, però, non significa che qualsiasi coefficiente riferito al gasolio o all’elettricità sia intercambiabile. Un fattore può essere espresso, per esempio, in kg CO₂e/litro, kg CO₂e/kWh, kg CO₂e/km o kg CO₂e/kg di materiale. Utilizzare la fonte corretta con l’unità sbagliata produce un risultato matematicamente eseguibile ma metodologicamente privo di valore.
Occorre inoltre capire cosa comprende il fattore. Alcuni coefficienti rappresentano soltanto emissioni dirette di CO₂; altri includono anche CH₄ e N₂O e restituiscono direttamente un valore in CO₂e. Alcuni riguardano la combustione, altri includono componenti well-to-tank oppure emissioni della catena del valore.
La ISO 14064-1:2018 / UNI EN ISO 14064-1:2019 non impone una singola banca dati universale. Richiede invece che l’organizzazione selezioni metodologie e dati appropriati all’uso previsto, minimizzi per quanto possibile l’incertezza e documenti l’approccio adottato. La nuova ISO/TS 14064-4:2025 rafforza inoltre la guida operativa sulla selezione dei fattori e sulla tracciabilità delle scelte metodologiche.
ISPRA, DEFRA e IPCC: quali fonti utilizzare
Non esiste una fonte migliore in assoluto per qualsiasi sorgente. La scelta dipende dal tipo di dato, dal territorio, dall’attività analizzata e dal riferimento metodologico utilizzato.
ISPRA
Per il contesto italiano, ISPRA è una fonte centrale. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale gestisce l’Inventario nazionale dei gas serra e sviluppa metodologie e fattori nazionali utilizzando dati energetici, produttivi e settoriali italiani.
Nel National Inventory Document 2026 di ISPRA sono documentati metodologie, fonti dei dati e fattori utilizzati per l’inventario nazionale 1990-2024. ISPRA specifica inoltre che, quando disponibili, vengono utilizzati fattori sviluppati a livello nazionale sulla base delle informazioni raccolte nel sistema dell’inventario.
Questo rende i riferimenti ISPRA particolarmente utili quando il dato da quantificare richiede una rappresentazione coerente con il contesto italiano.
DEFRA e i Government GHG Conversion Factors
La sigla “fattori DEFRA” viene ancora utilizzata comunemente, ma i UK Government GHG Conversion Factors for Company Reporting sono oggi pubblicati dal Department for Energy Security and Net Zero del governo britannico.
Il set 2026 è stato pubblicato l’11 giugno e comprende coefficienti per carburanti, trasporti, energia, viaggi, rifiuti e numerose altre attività utilizzabili nella rendicontazione Scope 1, 2 e 3 delle operazioni nel Regno Unito. Viene accompagnato da metodologia e documento dedicato alle principali variazioni rispetto all’edizione precedente.
È importante anche osservare cosa è accaduto nel luglio 2026: una versione del flat file è stata ripubblicata per correggere valori erroneamente riportati come zero. È un esempio concreto del motivo per cui registrare soltanto “DEFRA 2026” può non essere sufficiente: quando la fonte prevede revisioni, deve essere possibile identificare quale file o versione sia stata effettivamente utilizzata.
IPCC
L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) rappresenta un riferimento metodologico fondamentale per gli inventari GHG nazionali e mette a disposizione valori di default per numerose sorgenti.
Le 2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories restano la base metodologica, integrate dal 2019 Refinement, che aggiorna o completa valori e metodi dove nuove informazioni scientifiche lo hanno reso necessario. Il Refinement non sostituisce integralmente le linee guida del 2006: deve essere utilizzato insieme ad esse.
L’IPCC mantiene inoltre l’Emission Factor Database (EFDB), un archivio consultabile di fattori e misurazioni. Anche in questo caso il fatto che un valore sia presente nella banca dati non elimina la necessità di verificarne pertinenza geografica, tecnologica e metodologica.
Perché i fattori di emissione cambiano
Dire che “i fattori cambiano ogni anno” è utile come avvertimento operativo, ma non è letteralmente vero per ogni fattore.
Alcune fonti vengono aggiornate annualmente. I Government GHG Conversion Factors britannici, per esempio, pubblicano una nuova edizione ogni anno perché caratteristiche della rete elettrica, flotte veicolari, carburanti, trasporti e altri elementi possono variare nel tempo. Nel 2026 è cambiata anche la metodologia utilizzata per il fattore dell’elettricità di rete, con effetti rilevanti rispetto al set 2025.
Anche ISPRA aggiorna annualmente l’inventario nazionale e le informazioni utilizzate per le stime. Non significa però che ogni coefficiente venga necessariamente modificato a ogni nuova pubblicazione: alcuni valori possono rimanere stabili, mentre altri vengono aggiornati quando cambiano i dati disponibili, le tecnologie o le metodologie.
Per l’IPCC la logica è ancora diversa. I valori di default non vengono sostituiti annualmente: aggiornamenti e affinamenti seguono il processo scientifico delle Guidelines, dei Refinement e delle successive revisioni. La regola operativa dovrebbe quindi essere: non scegliere automaticamente il fattore con l’anno più recente, ma verificare quale edizione sia appropriata all’inventario che si sta costruendo.
Questo diventa particolarmente importante quando si confrontano esercizi diversi. Cambiare metodologia o fonte può alterare il risultato anche quando il dato di attività resta identico; in alcuni casi occorre quindi verificare anche l’impatto sulla serie storica e sull’anno base.
Come personalizzare un fattore senza perdere tracciabilità
Una libreria pubblica non copre necessariamente ogni attività aziendale. Un’organizzazione può avere a disposizione un fattore specifico del fornitore, un dato tecnico di processo, una dichiarazione ambientale o un’altra fonte più rappresentativa rispetto a un valore medio generico.
Personalizzare un fattore può essere corretto, ma il coefficiente non dovrebbe entrare nell’inventario come semplice numero scritto manualmente.
Per renderlo ricostruibile conviene registrare almeno:
- nome e descrizione del fattore;
- sorgente o attività alla quale viene applicato;
- valore e unità di misura;
- gas compresi nel risultato;
- eventuale conversione in CO₂e;
- fonte documentale;
- anno o versione;
- ambito geografico;
- eventuali assunzioni;
- responsabile della scelta;
- motivazione dell’utilizzo rispetto ad altre fonti disponibili.
Un fattore specifico non è automaticamente migliore di un valore pubblico. Deve essere più appropriato all’attività che si vuole rappresentare e sufficientemente documentato da poter essere compreso anche da un soggetto esterno.
Questo vale soprattutto per lo Scope 3, dove la varietà di attività è elevata. La distinzione tra emissioni dirette, energia acquistata e catena del valore è approfondita nell’articolo “Scope 1, 2 e 3: differenze e come si calcolano”.
Il rischio di utilizzare fattori “scaduti”
Un fattore di emissione non possiede necessariamente una data di scadenza formale. Il problema è piuttosto utilizzare un coefficiente che non rappresenta più correttamente l’attività o il periodo oggetto dell’inventario.
Il rischio è evidente con l’elettricità: il mix produttivo può cambiare tra due anni e applicare a entrambi lo stesso fattore senza una motivazione può ridurre la qualità del confronto. Lo stesso può accadere con flotte veicolari, combustibili, trasporti o processi industriali.
Gli errori più frequenti sono:
- riutilizzare automaticamente il file dell’esercizio precedente;
- non registrare anno e versione della fonte;
- sostituire un fattore storico con quello nuovo modificando retroattivamente un inventario già pubblicato;
- mescolare fattori provenienti da fonti diverse senza verificarne il perimetro;
- utilizzare un coefficiente espresso in un’unità differente dal dato di attività;
- applicare un fattore nazionale a una sorgente che richiede un contesto geografico differente;
- aggiornare il fattore senza valutare l’effetto sulla comparabilità degli esercizi.
L’obiettivo non è quindi mantenere ogni inventario agganciato in tempo reale all’ultimo coefficiente pubblicato. Un rapporto relativo al 2024 deve poter continuare a mostrare i fattori e le versioni effettivamente utilizzati quando quell’inventario è stato costruito.
Libreria dei fattori e aggiornamenti nel Percorso A
Nel Percorso A di EvalisDeck, i fattori costituiscono una fase separata dopo l’inserimento dei dati di attività. La libreria di partenza utilizza fonti pubbliche ISPRA, DEFRA e IPCC versionate per edizione, mentre ogni fattore resta collegato alla propria fonte.
Gli aggiornamenti annuali dei fattori sono inclusi nell’abbonamento, ma non modificano retroattivamente gli inventari già pubblicati. Questo punto è essenziale per la verificabilità: una nuova edizione può essere utilizzata per un nuovo esercizio senza riscrivere i calcoli del documento consegnato l’anno precedente.
Lo studio può inoltre personalizzare un fattore mantenendo documentata la fonte, così i valori specifici dell’organizzazione non vengono confusi con quelli della libreria standard. Quantità, fattore e risultato restano collegati lungo il percorso fino al rapporto finale.
È proprio l’aggiornamento manuale della libreria uno dei punti in cui un foglio di calcolo può diventare fragile: bisogna trovare la nuova fonte, sostituire i valori corretti, controllare le unità e contemporaneamente evitare di alterare gli esercizi già chiusi.
Con EvalisDeck l’aggiornamento della libreria fa invece parte del servizio e il versioning separa il nuovo fattore dal documento già pubblicato. Chi vuole vedere come vengono gestiti dati, fattori e fonti può aprire il Percorso A attraverso la demo guidata di EvalisDeck.
FAQ sui fattori di emissione
Cosa sono i fattori di emissione? I fattori di emissione sono coefficienti che permettono di convertire un dato di attività in una stima delle emissioni GHG. Devono essere coerenti con sorgente, unità di misura, periodo, area geografica e metodologia dell’inventario.
Dove si trovano i fattori di emissione per un inventario GHG? Tra le fonti utilizzate più frequentemente rientrano ISPRA per dati e metodologie nazionali italiane, i Government GHG Conversion Factors britannici comunemente associati a DEFRA e le linee guida e banche dati IPCC. La fonte va scelta in funzione dell’attività e del contesto, non soltanto della sua notorietà.
I fattori di emissione devono essere aggiornati ogni anno? Non necessariamente tutti. Alcune fonti pubblicano set annuali, mentre altri fattori restano validi più a lungo e vengono modificati solo quando cambiano metodologia o conoscenze disponibili. È necessario verificare l’edizione appropriata e registrarne la versione.
Posso utilizzare un fattore di emissione personalizzato? Sì, quando è appropriato alla sorgente e adeguatamente documentato. È opportuno conservare almeno valore, unità, fonte, versione, ambito di applicazione e motivazione della scelta, così che il calcolo possa essere ricostruito.
Cosa succede se uso un fattore vecchio? Un fattore precedente non è automaticamente invalido, ma può diventare poco rappresentativo per l’esercizio o la sorgente analizzata. Se esiste un aggiornamento metodologicamente più appropriato, continuare a utilizzare il coefficiente storico senza motivazione può ridurre accuratezza, comparabilità e verificabilità dell’inventario.